Carlo Borghesio in radio con il singolo “Dove sei”

Carlo Borghesio  nasce il 20 Marzo del 1996 a Rivoli, Torino,dove trascorre la propria infanzia.

Si trasferisce poi in Veneto, dove inizia le scuole e contemporaneamente decide di avvicinarsi ad una passione di famiglia, il canto.

Inizia a frequentare corsi  di musica e stage presso strutture musicali dove studia diversi generi,  ma sviluppa un interesse particolare verso il genere pop, pop Contemporary .

Inizia a scrivere all’età di circa 18 anni piccoli versi di rap senza mai metterli in musica o farli sentire in giro, era un modo per raccontare della sua vita come una specie di diario.

All’età di 21 frequenta un corso di scrittura incentrato sulla creazione di nuovi inediti e nasce il suo primo singolo “Dove sei”.

Dove sei nasce principalmente dai primi versi di rap scritti, è una specie di monologo, un flusso di coscienza che ragiona sugli sbagli che si possono commettere e che possono portare alla fine di una storia.

L’intento è quello di far passare il messaggio secondo cui è importante saper riconoscere i propri errori per poter avere al proprio fianco una persona o nel caso per cercare di riconquistarla

La passione per la musica in realtà un vero e proprio periodo di inizio, o meglio c’è sempre stata.

“Sono cresciuto con la musica perché le mie giornate erano sempre accompagnate da un sottofondo di musica o dal canto di mio papà o di mia mamma, la canzone prima di andare all’asilo, quando si giocava il pomeriggio in casa e i ricordi più belli sono anche quelli delle gite in famiglia, quando durante il viaggio si cantava tutti e tre a squarciagola le canzoni di Alex Britti ”La vasca”o la canzone delle Lollipop Down down down.

Le canzoni che durante la mia infanzia mi hanno accompagnato sono davvero tante tra cui quella a cui sono più legato, presa da Hercules il mio cartone preferito intitolata “Posso farcela” e interpretata da Alex Baroni”.

Sicuramente per il futuro c’è la voglia di continuare su questa strada che ho intrapreso se pur alle prime armi di cantante/cantautore con la consapevolezza che è una strada in salita e tortuosa.

Il progetto che più mi auguro di poter realizzare è quello di riuscire a portare al maggior numero di persone i miei testi e le mie parole, di riuscire ad emozionare e a raccontare un pezzo di vita di ognuno, raccontare storie di quotidianità dove ognuno di noi possa ritrovarsi e possa sentire sue.

-Uscire con il mio primo singolo spiega l’artista“FANTASTICO,  EMOZIONANTE pura ADRENALINA! Ad accompagnare tutti questi sentimenti c’è anche un po’ di timore, alla fine mettersi, seppur tramite una canzone, al confronto con il pubblico fa sempre un po’ paura perché è come mostrare a tutti un lato di te che prima conoscevi solo tu”-

Il mio primo singolo “Dove sei”nasce principalmente dai primi versi di rap scritti, è una specie di monologo, un flusso di coscienza che ragiona sugli sbagli che si possono commettere e che possono portare alla fine di una storia.

L’intento è quello di far passare il messaggio secondo cui è importante saper riconoscere i propri errori per poter avere al proprio fianco una persona o nel caso per cercare di riconquistarla.

Nella canzone il ragazzo inizia un monologo che avrebbe dovuto fare alla sua compagna, ma che come molto spesso accade sono rimaste parole non dette. La prima strofa è un’accettazione degli errori commessi che hanno contribuito alla fine della storia tra i due, e descrive la scena di addio. La seconda strofa parla dei sentimenti e delle sensazioni che se pur presenti, per orgoglio si cerca di nascondere. Nel ritornello invece superata la presa di coscienza dei propri errori e realizzato che in una storia si cresce in due e le differenze ci possono legare più di quanto uno possa immaginare e possano diventare punti di forza di una coppia, si sente il bisogno di andare a riprendere la persona amata.

La canzone si chiude con un “Dove sei, non so neanche se mi ascolterai” che fa capire che anche se l’altra persona potrebbe non essere più disposta ad ascoltare, il ragazzo decide di provare a dirle ciò che non era mai riuscito a dire prima.

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